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DIARIO DI BORDO Luca
Epifania 2006.
Punta Ala - Isola d' Elba
Seconda Parte


Imbarcazioni: CALUFRA GAIA
(Elan 434 Impression) (Benetau Oceanis 361 Clipper)

Comandanti: Franco Roberto Cip Cip
Equipaggi: Emilio Andrea Luca Emanuele
Stefano Luana Valerio

Giovedì 5 e Venerdì 6 Gennaio 2006
Siamo fortunati.
Questo è il tema del viaggio in auto che ci porta allo
splendido marina di Punta Ala, base logistica della mitica Luna Rossa...... prosegue PRIMA PARTE esperienze vela




Seconda Parte


Sabato 7 Gennaio 2006


Sveglia alle 6,30, dopo le operazioni per la colazione, i buongiorno all’equipaggio avversario proveniente da una nottataccia di tosse, quella di Luana, i preparativi a mollare gli ormeggi e la prova radio con Gaia sul Ch77, sono più rapidi ed efficienti del giorno prima. Poi Franco mi cede la ruota e alle 7,30 porto la prua del Calufra 1° dritto verso il sole basso, infuocato, all’orizzonte, prologo di un’altra giornata da ricordare.
Issiamo la randa con non pochi problemi, a causa dell’incattivarsi della drizza sulla luce di mezz’albero che non ha alcuna protezione, e così cominciamo a fare conoscenza con la nostra barca, mentre Gaia prende le distanze.
Dopo svariati tentativi, cazza e lasca, poggia e orza cercando di far inclinare l’albero aiutati dalle onde, e una punta di incandescente passione scoppiata manco a dirlo tra me e Franco, sopita dal più pacato Emilio, riusciamo a sbrogliarla e a partire vele al vento che oggi ha rinfrescato, come predetto stamattina dal Metomar.

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Elenco completo NEWS di MusicaEquilibriGo.it
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LE ORIGIN
I DEL JAZZ
SPIRITUALS e GOSPEL

Nella prima parte abbiamo parlato dei WORK SONGS, legati all'ambiente di lavoro degli schiavi.
Gli SPIRITUALS sono canti di carattere religioso. Dal punto di vista musicale troviamo che sono canti organizzati in stile responsoriale.

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Johann Sebastian Bach

Johann Sebastian Bach nacque ad Eisenach in Germania dal 1685. La sua famiglia da diverse generazioni si dedicava alla musica. Studiò musica con il padre e con il fratello maggiore. La famiglia era formata da otto fratelli.

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Antonio Stradivari

Stradivari lavorò nella sua bottega a Cremona in Piazza San Domenico, con la collaborazione dei figli. Il suo talento e la sua creatività inizialmente la manifestò elaborando i violini di Amati. L’elaborazione sugli strumenti avveniva modificando la curvatura, intervenendo sulla vernice e lo spessore del legno.

continua..........
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Il Clavicembalo

Il termine clavicembalo evoca immediatamente il Clavicembalo ben temperato, opera fondamentale formata da 24 preludi e 24 fughe scritta da Johann Sebastian Bach.

continua.......
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La cultura del Benessere

Un sito con al centro del proprio interesse, oltre alla Musica, il Benessere.
Un sito che pone, affronta e indica le molteplici tematiche e le risorse web collegate alla cultura del Benessere,
sia fisico che mentale, come la
Naturopatia, lo Yoga, le tecniche di rilassamento, le caratteristiche delle varie discipline. Dal Wellness al Fitness fino a diversi Sport.

continua........

Boliniamo bene a 7 Kts senza stringere troppo con 12-15 Kts di Grecale e mare forza 3, riprendiamo e sorpassiamo subito Gaia che viaggia comunque bene, seguiamo la rotta 120° impostata sulla carta la sera prima, con destinazione Porto Santo Stefano passando al largo delle Formiche di Grosseto.
Dopo un’ora ecco comparire da sottocoperta la prima vittima dell’alcool, Stefano, amata ieri sera ma odiata stamattina quella Vecchia, ben presto farà sentire il suo peso a tutto l’equipaggio. Anche a bordo della nave nemica ci diranno di aver avuto situazioni analoghe, già dalle prime onde infatti, Valerio il derivista, dovrà passare alla ruota, dopo i primi conati.
La navigazione è comunque piacevole, il vento è costantemente attorno ai 15-18 nodi e dopo un paio d’ore tende a ruotare in senso orario costringendoci ad allungare la rotta, ma la velocità è comunque buona e riusciamo a rimanere in linea con la stima della sera prima.
Calufra 1° non si scompone agli accenni di raffica ma non accelera nemmeno, in effetti per un bestione come questo servirebbe meno tela già alla soglia dei 20 Nodi di vento, ma riusciamo ancora a portarla bene, l’idea di terzarolare è remota, ma già sfiora la testa di Franco, avremo modo di riparlarne.

Dopo due ore siamo a circa metà strada dalle di
Formiche Grosseto, il ritmo altalenante sulle onde solcate a questa velocità è gradevole, ci si alterna alla ruota, qui ce ne sono addirittura due, è la prima volta che salgo su una barca con due ruote, comodissima, senza dubbio, emozionante! Nel frattempo un leggero senso di nausea circuisce anche Emilio, che riesce a stare comunque in coperta alternandosi al timone.
La costa a sinistra è lontana ma ancora visibile, Gaia a poppavia è lontana ridotta ad un puntino bianco, le formiche troppo basse per vedersi, il cielo è terso, a dritta l’orizzonte sconfinato interrotto da un piccolo ammasso di nubi e sotto, sopra l’orizzonte, una macchia scura. Controllo la carta, osservo col binocolo, lo rifaccio un paio di volte, quasi non ci credo ma poi mi convinco.
Se vuoi cercare un isola remota, montagnosa, all’orizzonte, in una giornata di cielo terso, cerca prima le nuvole che si addossano sulle sue cime e poi troverai l’isola.
Infatti sotto a quelle nuvole, scorgiamo, visibile coi suoi 645 Mt d’altezza il Monte della Fortezza
dell’isola di Montecristo, a più di 20 Miglia di distanza!!!
Più a Nord l’isola di Pianosa, troppo bassa e troppo lontana è impossibile da vedere.
Più a sud, alla nostra prua il Monte Argentario, ben visibile, sembra un’isola per via dei suoi bassi tomboli che racchiudono la laguna collegandolo alla terraferma.

Al nostro mascone di dritta l’isola del Giglio, alta, anch’essa si distingue chiaramente. Più tardi sarà anche la volta di Giannutri, la in mezzo, più piccina, fra Giglio e Orbettello, non la raggiungeremo , ma almeno l’abbiamo intravista, che arcipelago magnifico, e pensare che sembravano così distanti, quante cose sembrano irraggiungibili e poi senza pensarci ti ci ritrovi ad un palmo di naso!!!!!!!! E quanto lontano puoi vedere in mare aperto !!!!!!!!!
Eccola, è il mio turno. La prima volta che provo senso di nausea in mare, ma non è per il mare. Scendo sottocoperta mi tolgo la cerata e mi corico in cuccetta, riesco a dormire un po’ finchè una virata mi fa quasi cascare dal lettino a castello, mi rivesto, esco e chiedo a Franco di farmi timonare un po’. Timonare in casi di nausea è un vero toccasana, infatti mi bastano pochi minuti per stare subito meglio. E la Vecchia dimenticata!!!!
Alle 12,45 siamo al traverso delle Formiche di Grosseto in perfetto orario, il vento ci da buono, e riusciamo persino a stringere di più, mantenendo la rotta originaria che ci porterà a poche miglia da Punta Lividonia.
Anche a Franco tocca la sua razione di nausea, ma presto tutti staremo meglio, tornerà l’appetito e tempo zero, le ferraresi finiscono nelle nostre fauci…………. con il prosciutto arrosto, mentre Stefano è ancora sottocoperta abbracciato a Morfeo.
Intanto il vento cessa, poco male, poche miglia a motore non ci danno certo noia, siamo a un’oretta di motore dalla destinazione.
Comunichiamo via radio con Gaia che dandoci la sua posizione, e riportata sulla carta, si trova a circa 4 miglia dietro di noi, invisibile anche a binocolo, anche loro stanno ammainando il genoa e proseguiranno a motore.

Qualche foto all’ameno faro, uno dei pochi visti in perfette condizioni, e alla splendida
villa-torre di Punta Lividonia e alle 15,45, in perfetto orario secondo la stima della sera prima, siamo a Porto Santo Stefano, ormeggiamo in tutta tranquillità al molo del porto Domiziano all’interno del Porto del Valle, di fronte alla pescheria.
Aperitivo al porto Vecchio, da cui si vede il passaggio delle imbarcazioni che si accingono ad entrare nel Porto del Valle, mentre attendiamo il passaggio di Gaia.
Visto lo stato fisico nella giornata di oggi, la cena a base di spaghetti al pomodoro è leggera, equipaggi nei rispettivi quadrati, ma poi si prosegue riuniti attorno a cantucci e vino, il quadrato di Calufra 1° tiene bene il caldo, e con la stanchezza che affiora, basterà poco per mandarci tutti nelle relative cuccette.




Domenica 8 Gennaio 2006

Sv
eglia ore 7,00, alle 8,00 siamo fuori dal porto, dando subito ragione al meteomar, questo santo protettore dei marinai, ci divertiamo a bordeggiare di bolina, il vento raggiunge e supera i 20 nodi dandoci l’opportunità di realizzare il pensiero di ieri. Prendiamo una mano di terzaroli, e riusciamo a sfiorare i 9 Kts, poi al traverso, un po di lasco, e poi ancora al traverso e stiamo già doppiando la Formica Grande di Grosseto.
E’ una piatta scogliera sormontata da un faro bianco, e insieme alle altre due formiche formano un pericolo notevole per i naviganti. Il portolano, mi piace consultarlo, ma è d’obbligo se vuoi navigare con più sicurezza, dice che con mare forza 7 (burrasca) ci si deve tenere a oltre 1 M di distanza per il formarsi di frangenti. Nonostante a quella distanza ci siano più di 10 metri di profondità, aggiungo io !!!!

Oggi il mare è un po’ più formato, e non ci avviciniamo troppo, ma riusciamo comunque ad osservare l’asprezza di questo posto, con un ‘occhio al plotter cartografico che indica diverse secche nella zona. Poi stringiamo e risaliamo verso Punta Ala. Siamo in anticipo, Gaia è più indietro, decidiamo di spendere queste ultime ore, battagliando con gli avversari. Facciamo dietro front, scendiamo fino a raggiungerli e poi fuoco ai cannoni, li circuiamo e poi iniziamo una serie di bordi, fino a che si stacca l’amantiglio. Evidentemente il grillo ingallocciato alla varea del boma doveva essere già aperto in partenza. Prua al vento, fatichiamo non poco per riprenderlo, ingallocciarlo e stringere il perno. Dopo l’ennesima virata lo strozzascotta sopravento del trasto randa cede, mi affretto a cazzare la scotta per recuperare il carrello, mi accorgo che il winch è occupato dalla scotta randa, decido avventatamente di usare quello opposto e nel cazzare strappo la cucitura del paraspruzzi!!! Meno male che al rientro Marco non ci farà storie chiedendoci solo una somma esigua.

In barca, a volte bisogna agire velocemente, ma mai smettere di pensare, e comunque anche nella velocità d’azione è sempre importante avere ogni cosa sottocontrollo e organizzarsi al meglio, cercando di giocare d’anticipo. Altre volte non è necessaria la velocità, ma l’organizzazione nelle manovre è sempre fondamentale. Inoltre durante le manovre in squadra, è importante anche tenersi sotto controllo a vicenda, anche solo con lo sguardo. Naturalmente tutto diventa più facile con un po’ d’esperienza alle spalle.
Intanto Gaia va per la sua strada. Li riprendiamo, altre virate, strambate, passaggi sopravento, e dopo l’ennesima virata, fiocco a collo, la scotta sottovento si incattiva sul winch. Riusciamo a sbloccarla solo con l’uso di un secondo winch, grande idea di Franco, comandante mica per niente.
Succede un paio di volte con Gaia che ci sorpassa, poi ci distendiamo. Cose che succedono, non c’è da spaventarsi, quando l’equipaggio cerca maggiormente il limite con una barca da crociera, (i cosiddetti camper del mare), e quando si cerca un po’ di divertimento inventandosi una competizione sana, amichevole, ma anche utile, proprio per saggiare i limiti del mezzo e del team. Potrebbe anche capitare che le condizioni meteo o un contesto difficile richiedano proprio interventi di cui si è fatto esercizio giocando.
Ormeggiamo con un fastidioso vento al traverso ma Franco manovra egregiamente, unica difficoltà, il recupero della trappa di prua, catena pesantissima e tesissima, fatichiamo in due, poi in tre……bestemmie in turco volano in cielo, poi finalmente riusciamo a dare volta.

Più tardi al bar del marina, dopo gli ormeggi e i chek out, insieme ai brindisi, i complimenti e le impressioni che tutti ci scambiamo sono sinceri e appassionati.
C’è anche Marco, stereotipo del buttero maremmano e del pescatore di cefali insieme, stivali di gomma gialli, statura non superiore alla mia, camminata da papera, forte e simpatico accento toscano, soddisfatto per il nostro rientro senza problemi, nonostante il vento in faccia. Peccato avremmo potuto dirigere per
Giglio Porto da subito, con queste condi-meteo sarebbe stata una passeggiata, ma pare che d’inverno, secondo lui, si faccia fatica a trovare posto per l’ormeggio. Mah!!. Strani (ma comprensibili) questi armatori, più ne conosco, e più mi faccio l’idea che per loro, la cosa migliore, è che tu rimanga con la loro barca, ormeggiato nel porto di partenza, per tutta la durata del week-end.
E allora speriamo di andarci la prossima volta. Si perchè io non mi accontento più di andare, voglio girarlo questo Mediterraneo, se Dio vuole!!!
Grazie e complimenti a Franco, vero marinaio, a Stefano sempre attento, a Emilio pacato e gentile, a Roberto istruttore per un week-end, e a tutta la ciurma del Gaia, che si è comportata egregiamente nonostante siano stati i primi bordi.
Complimenti a tutti, per la simpatia.

Luca

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