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Crociera: Destinazione CORSICA

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DIARIO DI BORDO 2° PARTE
1° parte

Ponte dei Santi 2005.
destinazione
Corsica


I preparativi.



Lunedì 31 Ottobre 2005

Esco dal tambuccio, dopo una gran dormita interrotta solo da qualche vibrazione nasale del vicino di cuccetta, brutalmente azzittita con qualche cazzottone, e trovo il mattiniero Roberto che ha già esplorato il paese in lungo e in largo, ansioso di partire.
Chiudiamo l’ormeggio alla capitaneria di porto, compriamo pane e giornale, Mario riesce a ritrovare il portafoglio perduto all’edicola, grazie a quelli dell’Horca Myseria che lo portano subito dai carabinieri, e molliamo gli ormeggi alle 10,00 facendo rotta per il golfo di Portoferraio, costeggiando l’isola.
C’è un buon Scirocco da 15-20 Nodi, e Aries fa subito i 9 nodi, a volte tocchiamo i 10, ci divertiamo di bolina con la falchetta in acqua, che per un bestione di novanta quintali è proprio una bella sensazione, tutto l’equipaggio sopravento per bilanciare, ingaggiamo diverse imbarcazioni e le umiliamo doppiandole sottovento, e con farplay salutiamo accompagnando con un leggero sorriso, loro rispondono, ma dentro di noi una sensazione di appagamento, a dimostrazione di quanto gli adulti hanno bisogno di giocare, poi in barca siamo sette uomini, ogni occasione è buona.
Avvistato
lo Scoglietto a Nord di Portoferraio, evitiamo la zona interdetta alla navigazione segnalataci da Franco, che da casa ci assiste nonostante il suo importante impegno. L’area è comunque pattugliata dalla guardia costiera.

Poggiamo, dovremmo abbattere per portarci sulla nuova rotta in direzione di
Capraia, succede involontariamente con Franco al timone, fortunatamente il mare in questo momento è poco mosso e il vento e calato un po’, la violenza del boma non è tale da destare preoccupazione, iniziamo un’andatura di lasco ottima per esercitarsi al timone, lo fanno Franco e Samuele, proviamo la strambata, poi timone nelle mani di Beppe, alias il pilota automatico, e iniziamo a pescare.
La lenza ideata da Samuele, con consigli che arrivano da tutto l’equipaggio, per confermare la voglia di giocare, è costituita da una grossa cima per l’ormeggio a cui viene attaccato un filo di nylon dello 0,40 trovato su di un sughero sul
molo di Marciana Marina. Piccolo problema manca l’amo. Scartata l’ipotesi di aprire la zattera di salvataggio che ne contiene uno, viene costruito dall’equipaggio con vari elementi raccattati qua e la, a cui viene legato un cucchiaio furtivamente preso in prestito dalle cucine di Franco.
Provando la lenza ci si accorge che non affonda, Samuele lega una bottiglia vuota alla cima, io la riempio e Mario la lancerà per sbaglio contro lo specchio di poppa per fare un secondo varo di Aries, con grosse risate generali, soprattutto di fronte allo sguardo attapirato di Samuele.
Viene comunque calata la lenza in mare, ma l’unico frutto che darà, sarà la perdita del cucchiaino, e la nascita della consapevolezza che se rimanessimo senza cibo, non saremmo in grado di procurarcelo…….per fortuna non siamo in Atlantico, comunque dobbiamo allenarci parecchio, e la fantasia non manca.

Arriviamo a
Punta Zenobito a sud di Capraia, decidiamo di circumnavigarla in senso orario.
Arriva la strambata, questa volta il mare è più formato e il vento spinge parecchio, passo al timone, inizio a poggiare e quando sono quasi in fil di ruota chiedo la randa al centro, Roberto cip cip scivola nel cazzare la scotta che oppone troppa resistenza, scoppia una risata dell’equipaggio, il momento richiede impegno, serietà, forza e decisione, oltre che responsabilità, del timoniere ma anche di chi sta alle manovre delle vele, quindi non c’è proprio niente da ridere, e lo urlo chiaramente.
L’altro Roberto prende in mano la scotta, recupera, io do un colpo col timone, la randa passa, la scotta viene fatta filare velocemente, Mario recupera il fiocco sotto il controllo di Ale, sono su nuova rotta.
La costa ovest di Capraia, da Punta
Zenobito a Sud riconoscibile perché sormontata da una vecchia torre, fino alle formiche a Nord è uno spettacolo grandioso, rocce rossastre a strapiombo sul mare scuro subito profondo, terrazzamenti verdi spiccano grazie ai raggi solari che filtrano attraverso le nubi nere che coprono l’isola rendendola ancora più cupa, se non fosse per il gps che da la nostra posizione, diremmo di essere alle latitudini dell’Irlanda o della Scozia.

luca, il mitico skipper
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In prossimità delle
formiche il vento gira viziosamente e poi scompare, siamo coperti dall’isola, superiamo gli scogli affioranti che rendono ancora più minaccioso questo scorcio di mare, accendendo il motore e seguendo con attenzione il plotter cartografico che mostra le batimetriche sotto il nostro bulbo.
Altre imbarcazioni fanno la stessa cosa, tutti vogliono costeggiare per osservare l’isola da vicino, comunque c’è spazio per compiere le manovre in sicurezza.
Siamo a Est di Capraia, spegniamo il motore per riprendere a vela, ultimi bordi di bolina prima di ammainare ed entrare nel porto.
Ho il piacere e l’onore di conoscere il comandante Sonia della capitaneria di porto di
Capraia che ci assiste personalmente durante l’attracco, più tardi in ufficio, Roberto che la conosce riesce a farle prenotare un tavolo al ristorante Il Saracino gestito da una signora anziana all’antica, che tiene alla propria cucina lavorando ai fornelli personalmente, e ai clienti intrattenendoli con qualche aneddoto.

Siamo stanchi, ma riusciamo a goderci appieno la serata, saliamo la strada che costeggia il porto, regalandoci una splendida vista, attraversiamo il paese di Capraia fino alla Torre e poi al ristorante, acciughe marinate, risottino di mare, e totani ripieni di totano alla griglia, ottimi, anche se duri da digerire, domani faranno vedere i sorci verdi soprattutto a Samuele.
Poi si passa al mirto di in un caratteristico bar, scambi di battute con un tipo strambo più che fumato, e una maestra di scuola combinata come il suo amico, che ci canticchia canzoni brasiliane e accenna qualche movenza di danza ma casca sulla sedia addormentandosi.
Alcuni scendono al porto per ritirarsi in cuccetta, e chiudere la giornata, altri compreso il sottoscritto rimangono al bar fino alle 2,00 ora della chiusura a sorseggiare birra corsa alla castagna………purtroppo la cameriera del ristorante conosciuta a cena, passata di li poco prima, non si ferma.

Ultima nota prima di andare a dormire, io ed Ale assistiamo al rimorchio di un 12 mt a vela di un navigatore solitario, probabilmente ha avuto qualche avaria.


Martedì 1 Novembre 2005

Sveglia alle 5,00 ci prepariamo a lasciare gli ormeggi, il porto rifugio di
Capraia non mi permette di capire la situazione di vento e mare, indossiamo le cerate, e via, si parte.
Appena la prua è fuori dalla piccola insenatura, le condizioni si rivelano subito difficili, faccio indossare giubbetti di salvataggio, e faccio portare le cintura di sicurezza in pozzetto, le indosserà chi andrà all’albero per issare la randa e il resto dell’equipaggio in caso di manovra, più tardi anch’io al timone farò lo stesso.
Vento forza 4 direzione SSE mare forza 4 l’andatura di lasco ci consente una rotta di 30°, non dobbiamo allargare troppo, non ho proprio voglia di fare una strambata con queste condizioni, issiamo la randa con una mano di terzaroli, iniziamo con 8-9 nodi di velocità.
Lentamente e inesorabilmente lo stato del mare vivo e il vento rinforzano, anche il cielo che muove a giorno rimane scuro, i nuvoloni neri si addensano sempre di più, le previsioni meteo ascoltate al meteomar questa mattina, sono rispettate, come del resto lo sono state sin dall’inizio della settimana quando ho iniziato l’osservazione.

Dopo sole 3 ore siamo quasi a
Gorgona, abbiamo già percorso circa 25 Mg, siamo tutti all’erta ma fino a questo punto tutto tranquillo, solo un po’ di apprensione alla partenza per chi non ha già provato questa esperienza, lo si legge nei volti, ma col passare del tempo comincia ad essere piacevole.
Io sto provando un piacere immenso a timonare un bestione come Aries, docile e sicura, accondiscende rapidamente ad ogni mio tocco alla ruota del timone, più sono sensibile più lei mi da soddisfazione, facendomi planare sulle onde a 10 nodi, quasi fosse una bella donna con la differenza che Aries non fa capricci.
Intanto mare e vento passano a forza 5, iniziano ad arrivare alcune raffiche indice di temporale in vista, del resto basta guardare il cielo, sembra di avvicinarsi sempre di più alla soglia dell’inferno, e non c’è modo di evitarlo. Anche questo contesto da alla natura sembianze grandiose e perciò meravigliose. Siamo abituati a chiamarlo brutto tempo, e lo è davvero, ma io in questo momento provo un immenso piacere a vivere anche queste sensazioni, al comando di una barca a vela, in sintonia completa con la natura travolgente, la dirigo senza forzarla, anche quando la prua e l’inclinazione della barca prendono una piega non voluta, devo solo pazientare, al momento giusto orzo e poggio giocando di anticipo.
Alle volte è proprio dura, e mi parte in straorza, chiedo di cazzare un po’ il fiocco per abbattere la prua, poi di lascare.
Prima che il vento rinforzasse sembrava che il tempo dovesse migliorare, ma è come essere nell’occhio del ciclone, Franco sta un po’ al timone fino a quando un onda lo fa straorzare e un’altra lo fa quasi strambare, passa le consegne a Roberto cip cip, che vorrebbe issare tutta la randa, gli chiedo di aspettare ancora un po’. Più tardi scopriremo che è la scelta giusta.



Nel frattempo il totano di ieri sera produce i suoi effetti, Samuele passa dal bagno al pozzetto in un lampo…….alcuni conati lo mandano in crisi per un pò. Anche gli altri non mi sembra che stiano un granché bene.
Arrivano altre raffiche riesco ancora a governare in sicurezza, continuo in uno stato di concentrazione che mi isola completamente, sono parecchie ore che timono, ho male alla gamba destra per via di un grosso ematoma che mi sono fatto alla scaletta che scende sottocoperta, ho dormito solo tre ore, eppure sto meravigliosamente bene, sto riconoscendo mentalmente la magnificenza della natura e nello stesso tempo prego perché il tempo non peggiori ulteriormente.
Decido di comunicare con la capitaneria di porto di
Livorno, per sicurezza è meglio dare la posizione, la rotta, la velocità, il tipo e il nome dell’imbarcazione e le persone a bordo, ripetendo la cosa ogni ora fino all’ormeggio. Ringrazieremo compamare Livorno per l’assistenza al momento dell’attracco.
Poi arriva, pioggia e raffiche di vento fino a 35 nodi, il mare e il cielo si confondono, lampi e tuoni annunciano l’arrivo del temporale, Aries diventa ingovernabile, la decisione già presa da un po’ va attuata al meglio, e ripasso verbalmente con l’equipaggio la presa dei terzaroli, è solo riducendo la velatura che la barca torna stabile e sicura, ma l’onda e le raffiche non facilitano la manovra, mi porto a fatica con prua controvento, mentre viene cazzata la scotta randa, le onde gettano scompiglio ma la ciurma si comporta alla grande, viene mollata la drizza, la randa scende, viene cazzata la borosa della seconda mano di terzaroli, viene ricazzata la drizza, inizio a poggiare e viene lascata la randa fino a riportarmi sulla giusta rotta comunicandolo all’equipaggio, non faccio i complimenti all’equipaggio perché non voglio distrarli dal momento di concentrazione, quelli ce li faremo dopo.

Riduciamo anche il genoa, e la barca vola a 10 nodi, facile da governare è più stabile e plana che è una meraviglia.
Dopo parecchie ore, siamo provati, ormai in vista della costa a circa 9 Mg da Fiumaretta, il temporale e le raffiche cessano, e dopo poco il vento ci mollerà del tutto, facendoci concludere a motore.
Entriamo nel fiume Magra alle 15,00, dopo 9 ore di navigazione, e percorso 60 Mg.
Neanche il tempo di dare volta alle cime, e il nostro amato cambusiere ci chiama in quadrato offrendoci ancora una volta le sue prelibatezze che divoriamo in un lampo.
E’ il momento dei complimenti, dei ringraziamenti e dello scambio di impressioni, ci stringiamo la mano, ci salutiamo dandoci appuntamento alla prossima uscita, siamo ansiosi di rientrare alle nostre case, per goderci il riposo, per raccontare agli amici la nostra avventura, e per organizzare la prossima veleggiata.
Tornare e ripartire, come le onde del mare, come il movimento del sole e della luna, delle maree, in un flusso continuo, vitale.
Un grazie di vero cuore a Franco, Ale, Samuele, Roberto, Mario, Franco e Roberto.

Luca


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